La posta dei lettori

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Messaggio del 16.12.2016
inviato da Fabio Binetti, Corrales

Carissimo Giorgio,
A ta dac dal ti perché a sa cognosum e ma fà piasee scrivet. A sum dre a cercà na storia che ma cüntava sü la mé nona de Fescogia ma a trövi nagott, gnanca la mé mam la salud regorda mia. A l'era inscì:

...chi l'é Mort? Ul Toni stort
Chi l'à metüt vía ? la Toni de Maria
Chi ha fai la Casa? Ul Toni Barlasa....

Sono frammenti confusi e forse parzialmente erronei di quanto abbia potuto estrarre dai miei ricordi infantili e mi piacerebbe che qualcuno mi aiutasse a ricostruire il racconto.

A ghé queidün che ma pó iüdà?

Approfitto del mail per proporre una nueva (mini)rubrica per genitori e bambini dove si potrebbero pubblicare storie, poesie, ecc per i piú piccini. San pensat?

Salutoni dalla Spagna e vegn giò a trövam na quai volta.
Fabio

Messaggio del 5.10.2016
inviato da Maria-Teresa Tognola,

Buongiorno!
Sta prendendo corpo un tema che si avvicina agli argomenti che stanno a cuore a ""Terra ticinese"": la futura ubicazione del Museo cantonale di Storia naturale. La disputa fra le località che si candidano per ospitare il Museo si è ravvivata recentemente con l'entrata in campo di Faido. Trovo la candidatura di questa località quanto mai opportuna. Essa è facilmente raggiungibile grazie all'autostrada, inoltre l'eventuale museo farebbe rinascere delle strutture in origine signorili, che ora appaiono, sia a chi transita sulla strada cantonale sia a chi viaggia in treno, abbandonate e silenziose e in preda al degrado. Noto con piacere che a battersi per il progetto Faido c'è, insieme ad altri, Tiziana Mona della quale apprezzo gli interventi su Terra ticinese. Essa argomenta giustamente che il Museo di storia naturale deve essere ubicato in un luogo che sorge nella natura. A suo dire, inoltre, soprattutto uno degli stabili conserva i segni del passato splendore: affreschi e stucchi in parecchie stanze e altre cose di pregio. Penso che un ambiente di questo genere, insieme con i reperti esposti, porterebbe il visitatore in un mondo incantato.
Per tornare ai contributi di Tiziana Mona su Terra ticinese dirò che da essi traspare la fiducia ferrea dell'autrice nelle possibilità di sviluppo della sua valle, malgrado Alptransit. Ho trovato bella e fresca l'intervista ai giovani che stanno (o stavano) svolgendo un apprendistato in ditte residenti in Leventina. Dunque per la valle c'è futuro.
Non posso tralasciare di evocare la mia emozione nel vedere riprodotta su Terra ticinese, a accompagnare un contributo sempre di Tiziana Mona, una fotografia dell'insegna dell'Osteria Lucendro di Villa Bedretto, dove anch'io avevo trascorso alcune ore in un pomeriggio invernale respirandone l'affascinante atmosfera: come successo all'autrice dello scritto.

Un cordiale saluto.

Messaggio del 24.9.2015
inviato da Maria-Teresa ,

Buongiorno,

Non so rispondere alle numerose domande che l'Editoriale di agosto di Terra ticinese pone circa la scelta dei temi e dei contenuti della Rivista.
Forse perché appartengo alla categoria di lettori che, come l'editorialista ""ragionevolmente"" immagina, supera i 50 anni, e trova perciò nella Rivista scritti che catturano l'attenzione e il suo interesse. Ecco alcune considerazioni su contributi che troviamo nel numero di agosto di Terra ticinese, che di primo acchito mi hanno colpito.

Un tuffo nel passato e nei ricordi lo facciamo leggendo il componimento in rima e il trafiletto di presentazione che l'accompagna che Silvano Montanaro dedica al salvataggio del Canvetto Luganese.
Ritorniamo nel presente grazie alla lunga intervista/conversazione con la dinamica direttrice del Museo Hesse di Montagnola la quale, con dovizia di informazioni, in un modo avvincente ci illustra le molteplici attività letterarie e pittoriche e altre manifestazioni, tutte ispirate alla figura di Hermann Hesse, che si svolgono nell'ambito del Museo, coinvolgono bambini, scolari e adulti e portano creatività e vita nei suoi spazi.


Il tema dell'emigrazione è evocato nel bel contributo di Tiziana Mona. Lo spunto per le sue considerazioni nasce dal suo incontro con due fratelli discendenti da una famiglia di Ambrì emigrata nel 19.mo secolo in Uruguay, tornati in valle alla ricerca delle loro radici. Come possiamo leggere, la loro visita ai luoghi degli antenati non è rimasta fine a se stessa, bensì ha contribuito alla nascita di un'amicizia che dura nel tempo e al desiderio di approfondire la reciproca conoscenza. Benché l'emigrazione ticinese sia già stata oggetto di numerosi studi, fa bene la giovane di Quinto a occuparsi di questo tema vasto e molto interessante. Il post-scriptum, che espone in modo conciso un fatto che concerne il comune di Quinto, ci suggerisce una riflessione: i nostri paesi dai quali partivano nel passato persone in cerca di una vita migliore, si sono trasformati in luoghi che accolgono ora rifugiati che fuggono dai loro paesi disastrati.


Leggo l'omaggio che Luca Invernizzi dedica ""a tutte le Teresine del mondo"" e nelle fotografie che accompagnano lo scritto riconosco una mia ex-collega di lavoro: Teresina Invernizzi. Il bellissimo elogio è dedicato a lei ed esteso a ""tutte le Teresine del mondo"", vale a dire a tutte quelle persone che, come la protagonista del racconto, senza clamore fanno del bene.
Un cordiale saluto
Maria-Teresa

Messaggio del 5.7.2015
inviato da Mariangela Novena-Pagnamenta, Canobbio

Mi rallegra il fatto che Silvano Montanaro sarà nuovo collaboratore di Terra Ticinese. Sono sicura che verrà seguito e gradito dai lettori del dialetto e non solo. Ben venga anche la satira quando è intelligente. Da ragazzina tenevo sempre con me un libriccino tascabile che rileggevo in continuazione, erano le poesie del grande Trilussa che nel tempo ho approfondito.

Caro Silvano, ho ancora la fotografia dove tu piccolissimo stavi in braccio alla tua bellissima mamma e, ogni qualvolta cerco invano di sentire il profumo o il gusto negli attuali pomodori, rivedo il simpatico viso di tuo padre e il suo sorriso quando gustava beato l’insalata e il pomodoro che coglieva lui stesso nel nostro orto .

Auguri per il tuo lavoro.

Interessante di Guido Codoni la storia della chiesa di Seseglio. Sono stati battezzati i miei tre nipoti Arianna, Samuele e Davide. Tra gli artisti che hanno prestato la loro opera è stato nominato Fabio Cavallini di Campione originario di Castagnola, amico di Mario Agliati .

La signora Giovanna Paris-Cavallini di Canobbio, sua figlia e mia amica, mi ha parlato spesso di suo padre. Era una persona umile che non amava farsi notare. Durante gli studi a Milano ha ricevuto molti riconoscimenti tra i quali una medaglia d’argento e una d’oro. Oltre a Chiasso, Sagno e Banco di Bedigliora, come è stato detto sulla rivista, ha prestato la sua opera a Dongio, Faido, Mairengo, nella chiesa di san Pietro a Campione, alla Collegiata di Bellinzona, a una chiesa di San Francesco mi pare di Locarno e Santa Maria di Calanca , quest’ultime con caratteristici particolari in oro.

Forse sarebbe anche interessante riscoprire queste opere.
Cordiali saluti da Mariangela Novena-Pagnamenta di Canobbio.

Messaggio del 16.4.2015
inviato da Maria Teresa Tognola,

Buongiorno!
L'idea del fotografo Rémy Steinegger di fotografare oggi, nella stessa prospettiva, i paesaggi raffigurati su numerosissime vecchie cartoline della collezione di Diego Luraschi, permette un confronto minuzioso dei luoghi e degli edifici del Ticino dell'inizio del secolo scorso con quello odierno. Ho considerato prima di tutto l'importante lavoro richiesto dal commento che accompagna, animandole, le fotografie, che ci rammenta gli avvenimenti storici che hanno avuto come scenario il luogo ritratto, o gli eventi naturali che ne hanno parzialmente modificato l'aspetto, o ci conduce alla scoperta di particolari sulle fotografie, che altrimenti sfuggirebbero a un osservatore poco attento. Sfogliando il libro balza subito all'occhio l'intensa urbanizzazione del territorio sopravvenuta nelle immediate vicinanze delle città soprattutto nel Sottoceneri, in contrapposizione al paesaggio pressoché immutato nei luoghi discosti delle nostre valli. I motivi dei profondi cambiamenti intervenuti sono molteplici e richiederebbero un lungo approfondimento. L'industrializzazione ha senza dubbio migliorato, almeno economicamente, le condizioni di vita della popolazione; la motorizzazione ha contribuito a togliere dall'isolamento e dalla solitudine anche i villaggi più discosti. Il prezzo da pagare è rappresentato dalla scomparsa di vaste aree verdeggianti occupate oggi in modo disordinato da capannoni industriali e da vistosi centri commerciali, o da antiestetici ripari fonici che nascondono allo sguardo paesaggi idilliaci. Tuttavia mi sembra che, tutto sommato, la positività abbia il sopravvento sulla negatività. Le aree dove la speculazione edilizia l'ha fatta da padrona si sono senza dubbio abbruttite rispetto a come apparivano decenni or sono, influenzando negativamente anche la qualità di vita di coloro che le abitano. D'altra parte il sopravvenuto benessere ha certamente alleggerito il compito di chi per sopravvivere doveva, nel secolo scorso, sottoporsi a immani fatiche nei campi o sui monti. Le montagne e le valli occupano gran parte del territorio ticinese e offrono paesaggi intatti dove corpo e spirito possono ricaricarsi. Vorrei aggiungere che laddove lo sfruttamento del territorio a scopo edificatorio ha raggiunto livelli allarmanti, si cerca ora di correre, per quanto possibile, ai ripari. Vedi il previsto progetto di creare in città un percorso nel verde lungo il Cassarate per passeggiate a piedi o in bicicletta. Si è cominciato con la rinaturazione della foce, che trovo molto bella. Camminando sulla passerella si ha la sensazione di essere un tutt'uno con il lago e lo sguardo spazia da Caprino al Monte San Giorgio, abbraccia il golfo di Lugano, bellissimo se non fosse per quei due grandi, brutti edifici sorti sulle falde del San Salvatore. Sarà forse l'inizio dell'assalto edilizio anche a questo monte come successo al Bré?
Un cordiale saluto. Maria-Teresa

Messaggio del 24.3.2015
inviato da Mariangela Novena Pagnamenta, Canobbio

Alcune riflessioni sulla festa del papà

Anche io ho un padre ma non lo vedo. Questa è la risposta data da un sedicenne a un suo coetaneo che pure lui vive la situazione di genitori separati ma che vede suo padre regolarmente e quando lo desidera. Il dialogo tra i due ragazzi è terminato lì perché la risposta secca, amara ha frenato altre possibili domande. Il motivo si intuisce facilmente, cosa pensa, cosa prova un figlio privato del diritto di vedere suo padre? Ha forse voluto o dovuto cancellare tutto il passato? Se fosse così perché? esiste una vera ragione? Un giusto motivo? La situazione in cui si poteva chiarire c’è veramente stata? Colloqui brevi, assistiti da estranei a cosa poteva portare? Delusioni per il padre e confusione per il figlio. Chiaro è che viene calpestato il diritto dei figli, piccoli o grandi che siano non sono ascoltati, non sono considerati, eppure sono loro maggiormente coinvolti e disperati nelle situazioni di divorzio. Spesso non solo il padre soffre e lotta inutilmente ma tutta la parentela, i nonni specialmente che con i nipoti hanno un legame molto forte. Si spezzano cosi tutti i legami famigliari. Situazioni assurde, inverosimili, tanto che chi non è coinvolto non riesce a credere. Divieto di incontrare un figlio? Il figlio non può avvicinare il padre? È allucinante, ma non esiste, non può essere vero, qual è il motivo? In questo periodo i bambini delle scuole materne, alle elementari, preparano con amore i regalini per la festa del papà. Cosa provano quelli che sanno di non poter consegnare il proprio regalo? Perché non posso fare come gli altri? Perché papà non mi cerca? Possono sorgere in loro sensi di rabbia ma anche di colpa e di smarrimento con conseguenze disastrose sul comportamento. Un elogio va fatto a tutte le persone che stanno lavorando su questo tema e cercheranno nell’ambito dei divorzi di adoperarsi nel miglior modo possibile affinchè i figli abbiano la giusta attenzione, non debbano subire violenze psicologiche paragonabili, per le conseguenze, a un atto di pedofilia. Porre fine a queste incresciose situazioni è un dovere per chi ha a che fare con i divorzi.

Messaggio del 2.2.2015
inviato da Mariangela Novena Pagnamenta, Canobbio

Carnevàa

Voltegià da curiandui,
gent che bàla, che rìid,
trumbett insistent,
séet passàa cumè un vent
cun bona intenzion
da purtà via cun tì
i tanti fastidi
da tücc i dì.
Carnevàa ta salüdi.
L’è urmai mattina,
sbiavìida a l’è la lüna,
i ültim mascur a iè scappàa….
L’è finida par ti,
curiandui, stell filand,
pestàad par tèra, i volteggian piü.
Sü la strada che tàas
la vita la riprend
a pass normaàl, in da stu mund
püssée in guèrra che in pàas.

Messaggio del 21.12.2014
inviato da Maria Teresa Tognola,

Lettera al direttore Giorgio Passera

Buongiorno,
devo dire due cose nelle quali c'entra Terra t.: la prima è che un paio di giorni orsono ho ricevuto dal comune di Stabio due copie del libro elaborato da Guido Codoni sui fatti avvenuti alla nostra frontiera con l'Italia al momento della firma dell'armistizio da parte di quest'ultima nella seconda guerra mondiale: una in omaggio e l'altra che conto di regalare all'unico fratello di mio papà ancora in vita, che quegli anni li ha vissuti da adulto. A Codoni avevispedito un mio commento a un suo contributo apparso su TT. Il signor Codoni mi aveva allora chiesto di scrivere i miei eventuali ricordi del tempo di guerra, cosa che ho fatto benché, avendo io allora solo tre-quattro anni di età, non potessi dire granché. Ora il mio contributo è apparso nel libro che oltretutto, e soprattutto, è ricco di documenti storici e di testimonianze molto interessanti. Ricevendolo mi sono sentita felice.

La seconda cosa si riaggancia ancora, purtroppo, alla guerra. Forse ricorderai che Terra t. di agosto aveva ospitato uno scritto di Loris Navari che testimoniava l'eccidio ad opera dei nazisti di S.Anna di Stazzema, del quale lui bambino era stato testimone. Mi sembra di averti già detto che questa testimonianza mi aveva colpito soprattutto per il fatto di venire a sapere che il signor Navari ha poi vissuto e tutt'ora vive da noi e qui ha costruito la sua vita.

Dal signor Navari ho ricevuto due mappette contenenti una la sua testimonianza per esteso, l'altra la testimonianza scritta da una maestra su quegli orribili fatti.

Questi due contatti non sarebbero avvenuti senza lo zampino di Terra t..


Un caro saluto.

Maria-Teresa

Messaggio del 11.11.2014
inviato da Marco Cadlolo, Locarno

Egregi signori,
Cappella dell’Ultima Cena (denominata “Cappella del Corpus Domini”) Brione s / Minusio
In allegato vi invio un mio articolo riguardante la Cappella neoclassica menzionata in epigrafe dipinta da Giovanni Antonio Vanoni, da pubblicare sul prossimo numero del periodico “Terra Ticinese” (sempre se è possibile). Don Isidoro Marcionetti (mio zio) ha pubblicato un volume sui Cenacoli della Svizzera italiana, stampato dalla Tipografia S.A. Natale Mazzucconi in Lugano, 1981, e la pubblicazione del Prof. Piero Bianconi, Cappelle del Ticino, stampato dalla Tipografia Pedrazzini, Locarno 1971.
Ambedue le pubblicazioni non hanno dato nessun cenno di questo bel cenacolo. L’unico che ha dato un breve cenno di questa ultima cena è stato il Prof. Virgilio Gilardoni, nella sua pubblicazione del terzo volume Monumenti d’arte e di storia del Canton Ticino – l’Alto Verbano. Circoli del Gambarogno e della Navegna, alle pagine 120 e 121.
La Cappella neoclassica decorata da G.A. Vanoni nel 1875 con l’ultima cena, tema che sembra raro nel repertorio del pittore.
(….)
Marco Cadlolo

Messaggio del 6.11.2014
inviato da Gian Claudio Lanini,

Carissimi,
In tarda serata di mercoledì scorso, ho voluto recarmi a Tenero,
per incuriosirmi del livello del Lago Maggiore
nei pressi del Bagno pubblico confinante al Campeggio Campofelice;
Causa poca visuale, ho dovuto fermarmi a 200m dal posto di Salvataggio, in quanto il lago mi bagnava già i piedi.
Al rientro a casa ho avuto un pensiero di quello che ho vissuto.

Una settimana fa, con mia moglie, avevo percorso il sentiero a lago ai lati del Centro Sportivo, un sentiero bellissimo nella natura, luogo silenzioso, accompagnato solo dai fruscii dei movimenti delle onde dell'acqua che raggiungevano la riva a pochi metri. Ora, il tutto è sommerso dalla fuoriuscita del lago.
La prossima passeggiata è rimandata.


Gianclaudio

U cres el làagh


L’acqua la risc’peta mia la riva ...
el livel del làagh u comincia a met a möi la natüra ...
el formentin sota ai séer ni campagn nel pian
u sc’peta el sòo per matüràa e per fas catàa .
Dai chempingh la sc’capa la gent
per mia fas ciapàa da l’acqua .
Cosa la porterà la not ?
Acqua ... e pöö amò acqua ..!

Messaggio del 5.11.2014
inviato da Marco Nessi, Caslano

Egregi signori,
sono un vostro lettore della Rivista, Terra Ticinese, la trovo interessante e ben impaginata. Con questa mia vi sottopongo delle espressioni scritte nella nostra lingua madre, il dialetto, per un vostro giudizio.
Sempre a vostra disposizione, colgo l’occasione per inviare i miei più cordiali saluti

Marco Nessi

Mi Presepi

… mo l’è tüta na cunfüsion
… cun tütt sti misciozz da religion…
… in di famigli “vecc” l’è scüntaa
sempru present e a i fiöö sum presentaa…

… cum’ dii, cun sti “credi”
piü ma vedi
ù perdüü la mia presenza,
ma, furtüna vör in tanti ges, i pò mia sta senza!!

I vö vedem ammò in sentùr
sprigionà ul mè calùr
par riviv e cuntàch a sta gent
dala natività l’aveniment.
… sum vist, custrüii, creaat,
vù innanz, cuntent, tiri ul fiaat…

… vivi sü tütt ul pianeta
e chi da nüm, sü par na “valeta”,
la Calanca, par la precision
che ul Sergio, l’òm in question
cun tanta forza, vigur e vuluntà
nient al ma lassa mancà!
Lü, la surela e la mamm Albertina,
a i và ciama; visitee sta bela “gesetina”
che sira e matina
i’ è present, da fav vedè lì sota l’altar
mi, che va fregali amur e tantu ciàr!!

Messaggio del 14.10.2014
inviato da Maria-Teresa Tognola, Grono

Buongiorno!
Trovo bello e utile il nuovo sito di Terra ticinese, che ci fa conoscere la rivista nelle sue molteplici sfaccettature. Ottima l'idea di inserire uno spazio a disposizione dei lettori che volessero esprimere le loro osservazioni: ciò potrà contribuire a facilitare un dialogo vivace e costruttivo fra la Rivista e i suoi lettori.
Con un augurio e un cordiale saluto.
Maria-Teresa Tognola

Messaggio del 10.9.2014
inviato da Gian Claudio Lanini,

“Come ogni sera prima di prendere il sonno, leggo a letto i giornali della
giornata, perché durante il giorno non mi è possibile farlo.
Ho letto il suo editoriale di Terra ticinese del numero di febbraio u.s. e devo
dire che quello che lei ha esternato in quattro parole di chi si avvicina alla
soglia dei 65 anni, la gente è effettivamente diversa. Prima di tutto sono scomparsi un buon numero di viali di bocce e poi, a volte, la solitudine, la
voglia di iniziative non era mai stata precedentemente coltivata. Io di anni
ne ho 67. È da due anni che continuo a lavorare qualche giorno la settimana perché il capo mi ha detto: vegn a mo, vegn a mo. E così mi trovo ancora, dopo 25 anni di appassionata passione di specialista di tappeti orientali, a ideare o cercare il tappeto ideale che la clientela cerca magari da lungo tempo. E poi all’assistenza ai giovani colleghi per raccontare le mie esperienze di studio in materia. In questi due anni coltivo la pittura, olio su tela, più intensamente di prima, sono podista e con il telefonino mi diletto con le fotografie. Poi lo scatto più bello mi ispira a fare dell’immagine un quadro.
A volte in questi istanti, mi faccio dei commenti, parlo anche da solo e adesso certe visioni me le scrivo in poesia dialettale. Ultimamente ho fatto un viaggio in Nepal a Kathmandu, una terra di grandi visioni.
Era meraviglioso, non bello. È solo così, che sei indaffarato a qualcosa, che sei utile a qualcuno a raccontare le tue visioni e di quello vissuto, oppure nella ricerca di luoghi del Ticino che mai hai avuto tempo o stimolo a visitare.
Da metà luglio ho la mia Mostra di quadri presso il solarium di Gordola.
È stata una lunga attesa, di preparativi, di catalogare le tue opere vissute in questi ultimi anni. Adesso vengo al dunque, perché non riservare una pagina alle poesie dialettali dei miei compaesani ticinesi over 60, così il loro tempo della pensione fan lavorare la loro mente e ricordi?
Con la massima stima.

Messaggio del 5.9.2014
inviato da D. Santin,

“Buongiorno,
dopo aver letto l’articolo di pagina 12 di Terra ticinese dello scorso mese di
giugno, mi sono attivato presso alcuni conoscenti negli Stati Uniti inviando
il vostro articolo. Ho ottenuto la seguente risposta che, forse, vi interessa:
I checked with someone from the Valley on the photo – this is what they
said: Just reread your email and with Wes’ help I can tell you who it is in
that photo of the five gentlemen – from left to right.... John Grisetti - he
had a Grade A Dairy north of Soledad by the large prison. He was a member of the Salinas Valley Coop Milk Producers like Wes and my father. He is deceased. He was a hard working Swiss. Next two fellows are brothers.... with the last name of Richina. One passed away and the other
one Wes thinks went back to Switzerland. They had a sausage business in Greenfield after selling their cows and in the same Coop as we were in. The fourth one is Achillie Miaestre (not sure of the spelling) who had the The Palace Restaurant and Bar in Gonzales. He also owned the big steak house outside of Salinas on Highway 68. The last fellow is Oswaldo Albertoni, deceased, and also a dairyman from Soledad.
Dairying was such a back breaking business to be in but so many
Swiss had their own dairies. Wes lost a lot of sleep (he is making it up now-LOL). It was great to raise kids and if you ask our three children they will tell you they would not trade growing up on a ranch again. They all are good workers and very responsible.
Cordiali saluti

Messaggio del 12.8.2014
inviato da Maria-Teresa Tognola,

“Noto che è da un po’ di tempo che il dialetto è oggetto di una particolare
attenzione da parte di diverse categorie di studiosi. Anche tu, nell’Editoriale
di Terra ticinese di aprile, evochi questo tema e inviti i lettori a intervenire
nella discussione. Per una piacevole coincidenza, il settimanale Il Caffè del 4 maggio ospita a pag. 47, nella rubrica da lui condotta, un intervento di Renato Martinoni sulla questione del dialetto. Il suo scritto dal titolo Rispettiamo il dialetto però senza esaltazioni mi è piaciuto per le verità che esso contiene sulle vicende che hanno interessato il percorso del dialetto nel tempo: dal periodo in cui si tendeva ad abbandonarne l’uso a favore di un italiano da parlare con i propri figli «a volte un po’ precario per non dire ridicolo», a tempi recenti in cui se ne vorrebbe fare strumento politico «per legittimare visioni localistiche o populiste». Dice giustamente Martinoni che il dialetto è «un patrimonio culturale di incalcolabile importanza», che è giusto amare e di cui essere fieri, senza tuttavia «eccessi provincialistici». Lo scritto del prof. Martinoni offre inoltre numerosi spunti che si prestano a discussioni e riflessioni interessanti. La sua osservazione sulla propensione delle famiglie ad abbandonare il dialetto in favore dell’italiano, mi ha ricordato che nei dibattiti sul tema «dialetto sì, dialetto no» la domanda che ci si pone è quella a sapere se i figli di famiglie dove si parla dialetto sono svantaggiati, al momento dell’inizio dell’obbligo scolastico, rispetto a quelli cresciuti in famiglie dove si parla italiano. In base alla mia esperienza rispondo di no. Ai piccoli le fiabe vengono lette in italiano. I programmi che la Tele o la Radio dedica loro, sono in italiano. Dunque la buona lingua la conoscono comunque, anche se i genitori si rivolgono
loro in dialetto. È vero, come noti anche tu, che il dialetto viene ancora molto usato. Soprattutto nei paesi, dove la lingua per comunicare è senz’altro il dialetto. Osservo che, nel paese di circa mille anime dove abito, perfino certi immigrati che hanno sposato persone del luogo, si esprimono in un dialetto privo di cadenze o accenti «stranieri».
Da ultimo: la citazione del fenomeno della Palmira, mi ha ricordato l’originale esperimento messo in atto da Yor Milano: il doppiaggio in dialetto di famosi film. Ho avuto occasione di assistere alla proiezione del celeberrimo A qualcuno piace caldo nel doppiaggio dialettale. Se dapprima ero scettica temendo di dover assistere a uno spettacolo che, rispetto all’originale, mi avrebbe delusa, ho dovuto subito ricredermi: l’impegno di tutte le persone coinvolte nell’operazione e soprattutto l’assolutamente perfetto (non esagero) doppiaggio di Marilyn da parte di Antoinette Werner hanno sortito un prodotto ottimo. Arrivando qui a Grono dal Sottoceneri, ho conosciuto particolari, nuove parole dialettali che mi hanno colpita.
Ad esempio: scvérgul per definire un indumento le cui parti non sono
perfettamente allineate, scpipul schizzinoso nei confronti del cibo, ciuénda
lo steccato, strighèzz infiltrazione d’acqua dal tetto.
Per oggi è tutto. Cari saluti!

Messaggio del 8.8.2014
inviato da Mariangela Novena-Pagnamenta, Canobbio

Egregio signor Giorgio Passera,
Ho accolto con piacere l’invito su Terra ticinese e desidero dare il mio modesto parere riguardante il dialetto.
Negli anni ’80 a Canobbio ho fondato la compagnia teatro dialettale Cör e
fantasia che mi ha dato grandi soddisfazioni, tuttora è portata avanti con entusiasmo e passione da Antonella Esposito.
Nelle varie feste organizzate in paese porto sulla scena testi da me composti e durante questi incontri ho notato tra la gente una gioiosa convivialità dovuta anche al fatto di ascoltare tutti insieme, anziani, giovani, famiglie intere, la nostra parlata dialettale.
Interessante è anche l’apprezzamento e l’interesse dimostrato dalle persone straniere che ora sono tra noi.
Dal dialetto in genere sprizza una cordialità che avvicina tutti e ci fa
sentire una famiglia. Nel mese di luglio 2013 ho ricevuto un invito dal signor Antonio Bolzani per partecipare alla sua trasmissione La domenica popolare. Le posso assicurare che ho ricevuto tante telefonate di consenso, lettere e persino un invito a pranzo, non solo da persone
amiche o parenti ma da ogni angolo del Ticino. Tutto questo soltanto per
aver parlato del dialetto. Da parte mia ho parenti stretti, amici, conoscenti di nazionalità, etnie, culture e di estrazioni sociali diverse i quali desiderano sentirmi parlare dialetto, lo comprendono e questo mi rende molto felice e soddisfatta.
Concludo offrendole una poesia del mio libro Pensée.

Ul dialètt

Al fiuriss, al canta,
al patìss
sü la boca da tücc.
Lè quell che gh’è stai,
l’è quell che vegnarà.
L’eredità di noss vecc:
i paròll, i pensée
i verità.
Al gòra in da l’aria
sü e gio pai risciàad
in dal giügà di fiöö.
Stüdium e parlum
in tanti manèer
ma la cüntumm
sempru
in dialètt.

Grazie per il suo interesse per il dialetto,
la saluto cordialmente