Malcantone

Anno 40, Nr. 3

Cinque amici a Bedigliora

di Adriana Rigamonti

Cari lettori, vi ricordate di noi? Ma certo: siamo gli esploratori che nel numero 1 di Terra ticinese 2014 vi avevano presentato il nucleo storico di Vernate! Ebbene, questa volta vi condurremo a Bedigliora: che, a ben pensarci, è un luogo assai misterioso. Sorge sul colle Bedeglia, in Malcantone, ed è raggiungibile da varie direzioni. Ne segnaliamo una: si sale dalla rotonda della Magliasina, situata tra Caslano e Magliaso; si attraversa Pura e, poco prima di svoltare verso il nucleo di Curio, si devia a sinistra, percorrendo una strada fiancheggiata da boschi e prati. Infine eccoci al villaggio: subito appare un porticato al di là del quale si vedono una piazzetta, un obelisco risalente al 16321) e alcune case. Il portico confina con la chiesa dedicata a San Rocco, protettore degli appestati e non solo: ci si rivolgeva a lui anche in caso di catastrofi naturali o di malattie del bestiame, e forse per questo motivo, è spesso raffigurato insieme a un cagnolino. Di lui si sa poco: nato a Montpellier verso il 1350 e morto a circa trent’anni, è ancora oggi considerato un esempio di solidarietà, di carità e di volontariato sociale. La prepositurale di Bedigliora, consacrata nel 1644, nel corso degli anni subì alcune modifiche e fu poi restaurata nel 1969. All’interno ci sono affreschi dedicati alla Crocefissione, alla Madonna e ad alcuni santi (Caterina, Apollonia, Sebastiano, Rocco). Davanti alla chiesa, oltre la piccola piazza, appaiono i vicoli lungo i quali si delineano le ombre delle case. Sono, queste ultime, costruzioni disposte una accanto all’altra, spesso collegate tra loro da portici e passaggi sospesi; alcune hanno facciate rese più eleganti da motivi geometrici o da dipinti. A un tratto scorgiamo un alto edificio caratterizzato da figure variopinte: lì abitano Angela Leuenberger e Giannina Tenti, marionettiste, musiciste e narratrici. Creano splendide marionette ispirate alle fiabe, al folklore e alla natura. Siamo andati a trovarle e abbiamo incontrato tanti personaggi: per esempio le maschere veneziane, i contadini ticinesi, il grillo parlante, la fata dai capelli turchini. Le due signore poi, accompagnandosi con la chitarra e cantando, ci hanno presentato Pinocchio, che ha danzato per noi e ci ha offerto un cioccolatino a forma di cuore, in segno di amicizia. Abbiamo infine ricevuto in dono il racconto Sussurri nel bosco: scritto a due mani da Angela e Giannina, parla di Albera, creatura sensibile e generosa che accoglie con affetto tante creature fiabesche.

Segnaliamo inoltre l’esistenza in loco di altri due laboratori artigianali: quello di tessitura, voluto da Gudrun Morandi (artista produttrice di stoffe naturali la cui bellezza è esaltata dai colori caldi e raffinati), e quello di creazione di gioielli, ideato da Fabia Schneebeli (che usa fiori, conchiglie, piume, pietre, in un rapporto armonioso con la natura).

Proseguendo lungo le vie di Bedigliora, sempre più avevamo l’impressione di trovarci in una sorta di fortezza: idea rafforzata, poco dopo, dalla comparsa di un panorama straordinario verso l’alto Malcantone, la valle del fiume Tresa e le vie di comunicazione. Più tardi, compiendo alcune ricerche, abbiamo scoperto un interessante lavoro di Silvana Ghigonetto, che nel suo testo Architettura rurale del Medioevo ticinese, definisce Bedigliora quale “ricetto” di età viscontea. Il ricetto era un nucleo circondato da mura e da solide porte dove la popolazione si sentiva al sicuro e riusciva a proteggere animali e raccolti da eventuali razzie. Da lì poteva inoltre tener d’occhio i movimenti sospetti. E in zona, nel corso dei secoli, ne sono passati di popoli: che avevano molte virtù, ma non certo quella del pacifismo! Qualche esempio (senza essere esaustivi)? I Romani, i Celti, i Franchi, i Longobardi, i Comaschi, i Milanesi del Ducato…

A testimonianza dell’esistenza di culture antichissime, a Bedigliora esistono alcuni massi cuppellari, il primo dei quali fu descritto nel 1927 da Giovanni Baserga, archeologo comasco: si tratta di grandi sassi nei quali, probabilmente nel primo millennio a.C., furono incisi canaletti e coppelle. A che cosa servissero, rimarrà un mistero. Ma qualche ipotesi è stata fatta: si ritiene per esempio che rappresentassero una sorta di cartina topografica ante litteram per aiutare pastori e raccoglitori di legname o cibo a orientarsi. Secondo altre interpretazioni potevano essere luoghi di preghiera o protezioni contro streghe e altre entità malvagie.

Bibliografia:
oltre a vari siti su Internet, per compilare il presente articolo ci siamo basati sulla testimonianza del signor Floriano Lorenzetti e Malcantone (di Giovanni Maria Staffieri).